DISCOGRAFIA

A-NOVA, 2017

Andare lontano, per tornare a casa.

A distanza di 6 anni da “16 steps to the sky” Luigi Schiavone torna a comporre solo per se stesso. Lo fa, come oramai ci ha abituati a fare, scrivendo per la sua voce più autentica, quella che fa vibrare solo le corde e la cassa delle sue chitarre.

Un disco nuovo nel senso più proprio del termine, col quale non sovrascrive il passato, ma disegna un presente inedito: se “16 step to the sky” raccontava l’infinitamente piccolo, esplodeva i significati più intimi di una vita ritirata, di una salita verso spazi privati, A-NOVA è la storia di come quei significati universali possono (devono) diventare la spiegazione dell’infinitamente grande.

Così questo disco esplora il senso del viaggio in un mondo distante, che è però un interlocutore col quale trovare un posto davvero nostro: il luogo che ci aspetta al ritorno, al rientro alla base.

A-NOVA è un concept album fatto di 11 tracce, ciascuna una contrazione e una dilatazione del cuore narrativo di una stessa storia. Ciascuna in grado di recuperare elementi e stili distintivi, creando un pastiche di suoni che, assieme, riescono a srotolare il senso universale di ogni viaggio: la scoperta di se stessi.

L’abbandono dell’atmosfera, della consuetudine, dell’aria che respiriamo (Lift off). E poi la gravità zero, quella sensazione alla bocca dello stomaco che siamo destinati a non capire mai davvero, ma alla quale dobbiamo abituarci (Zero gravity). La navigazione leggera, il passo frizzante e la rivendicazione di essere via, partiti, distanti, ma ancora con gli occhi puntati alla base e quel clima di attesa che ci stranisce e ci affascina (Lounge star). E poi ancora sistole narrativa: la spinta alla scoperta, la trazione anteriore che sanno darci i posti nuovi, con quel senso di oblio del passato che sappiamo essere sbagliato, ma che ogni volta di nuovo, come il deserto di Cristo, la sua croce, ci seduce (Chocolate milky way e High rider). L’addio anche a questo mondo nuovo, con l’impressione, spesso fondata, di non averlo mai conosciuto davvero, di essere rimasti stranieri in terra straniera (Farewell to Aldebaran) e poi i luoghi nuovi e senza nome a cui non sappiamo affezionarci (ARP 87) e ancora la gravità infinita delle vite che non avremo il coraggio di vivere, quelle che abbiamo solo immaginato (Black hole) e infine la caccia, l’ostacolo finale, l’inseguimento a rotta di collo delle tracce che abbiamo lasciato sul nostro cammino (Deep space bounty hunting).

Quindi il ritorno alla base, in un posto diverso, ma uguale, il luogo fotografato nella copertina (Beppu, in Giappone), un luogo terreno con fattezze extra-terresti, esotiche e difficili da riconoscere. Perché per tornare bisogna essere partiti, ma forse poi non si torna mai davvero a casa. Perché non siamo mai davvero noi a rimettere i piedi nelle orme che ci eravamo lasciati alle spalle ((T)eardrops).

Tracklist

Lift Off – Zero Gravity- Lounge Star – Chocolate Milky Way- High Rider – Farewell to Aldebaran – Orbital Re-Entry – ARP 87 – Black Hole – Deep Space Bounty Hunting – (T)Eeardrops

16 steps to the sky, 2011

Dopo 14 anni da III, Schiavone torna nel 2011 con un CD tutto suo, questa volta strumentale, che fa emergere quanto la costante ricerca musicale sia il valore aggiunto di Luigi, sia in studio che dal vivo.

Curiosità
Il titolo del CD si riferisce ai 16 gradini che compongono la scala che porta alla mansarda di Luigi, luogo in cui i brani sono stati concepiti.

 

Tracklist

My new Wyoming – So nice – Black and Blues – A new heart – Hymn for Miroslav – Stay hungry, stay foolish – Magilla Godzilla – Nocturne – Chill Bill – Look at me

Puoi comprare 16 steps to the sky richiedendolo a Videoradio.

III, 1997

La terza fatica discografica di Luigi contiene otto brani, i cui testi (o adattamento della traduzione) sono a cura di Enrico Ruggeri. Sono di questo album le canzoni Non voglio crescere più (che sarà poi anche cantata a due voci da Ruggeri e Fiorella Mannoia nell’album Gente comune della cantante), ispirata dal successo di Tom Waits dal titolo “I don’t wanna grow up” e “Lo sento che mi senti”, cover di “Rebel Yell” di Billy Idol e Steve Stevens.

La canzone “Non voglio crescere più” esce anche come cd singolo promozionale destinato alle radio.

 

Tracklist

Non voglio crescere più – Le persone che contano – Ci sto dentro – Rendez-vous – Senza memoria – Legione straniera – Brivido – Lo sento che mi senti (Rebell Yell)

Animale, 1993

Il secondo disco di Luigi lo vede nuovamente in tandem con Enrico Ruggeri a firmare tutti i brani cantati (che sono otto su dieci).

All’interno dell’album, sono presenti alcuni brani famosi anche per la discografia di Ruggeri: “C’è la neve” che Enrico e Luigi composero ai tempi degli Champagne Molotov e della quale fu edito anche un 45 giri; “Il giudizio universale” è un brano che Enrico canterà ed includerà poi nel suo album “L’isola dei tesori”, così come “Canta ancora per me”, che fu al tempo prestata alla voce di Gianni Morandi, verrà reinterpretata da Ruggeri insieme al suo ex-produttore Shel Shapiro (ex dei Rokes).Nella versione di questo album, “Canta ancora per me” è cantata a tre voci: Luigi Schiavone, Enrico Ruggeri e Biagio Antonacci.

 

Tracklist

Animale – Verbale 666 – Le ultime parole famose – C’è la neve – Il giudizio universale – Boys – Fino in fondo – Carpe diem – Canta ancora per me – Verbale 666 (il rito)

La spina nel fianco, 1991

Il primo album solista di Luigi Schiavone vede l’ampia collaborazione di Enrico Ruggeri, che firma tutti i brani dell’album.
Spiccano all’interno di questo disco alcune interessanti curiosità: il brano “Prima del temporale” è cantato da Ruggeri ed è in questo disco, prima ancora che nell’album “Peter Pan” di Enrico, che vede la sua prima uscita discografica ufficiale.
La canzone “Pellerossa” è cantata a tre voci, da Luigi, Enrico Ruggeri e il comune amico Massimo Riva, chitarrista di Vasco e leader della Steve Rogers band.
Il brano “Polvere”, primo brano firmato Ruggeri-Schiavone, è cantato a cappella dal gruppo dei Cento, che poi saranno presenti in album di Ruggeri come coristi.
I brani “Il castello incantato” e “Claryonne” sono interamente musicali e le canzoni “Musica triste” e “Tu mi cercherai” vedono anche la partecipazione di Dario Gay alle voci.

 

Tracklist

La spina nel fianco – Musica triste – Pellerossa – Il castello incantato – Polvere – Cattivi – Tu mi cercherai – Prima del temporale – Telefona telefona – Claryonne

WW3, 1980

Il quintetto dei Kaos Rock si forma nel 1979 presso il centro sociale autogestito S. Marta e annovera tra le sue file un giovanissimo Luigi Schiavone alla chitarra, Gianni Muciaccia al basso, Maurizio Granata alla batteria, Gianfranco Segatto all’altra chitarra e Cesare Pedrotti alla voce.
Il loro primo album si intitola World War 3, che venne poi rimasterizzato in CD nel 2004, e contiene 14 brani scritti tutti dal bassista Muciaccia.
Furono inoltre pubblicati, sempre nel 1980, due singoli in vinile a 45 giri: “Basta, Basta” (lato b “La rapina” – Cramps 5202 251 in edizione in vinile nero e in vinile arancione) e “Oh! caro amore” (lato b “Policeman” – Cramps 5202 257) sempre sull’etichetta Cramps Records di Gianni Sassi, che di lì a poco avrebbe chiuso i battenti.
I Kaos Rock si segnalarono poi per aver partecipato ad altre importanti uscite discografiche, prima fra tutte il concerto-tributo a Demetrio Stratos tenutosi il 14 giugno 1979 all’Area Civica di Milano per rendere omaggio al leader degli Area appena scomparso.
L’album che racchiude questo evento è un doppio lp dal titolo “1979 – Il Concerto” su etichetta Cramps (catalogo n. 5203 001) nel quale i Kaos Rock cantano dal vivo la loro “Basta, basta”.
Lo stesso brano e “La rapina” sono invece contenuti nell’antologia della Cramps, dal titolo “Rock ’80” (Cramps 5202 002) e il brano “La rapina” è presente nella raccolta inglese dedicata al punk italiano ed edita dalla Redrum nel ’97 dal titolo “Killed by death d’Italia